2 dicembre 2003
a cura di Scemulillo
La
villa con le palle |
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Spesso nelle giornate di bel tempo amo passeggiare per
vichi e vicarielli della vecchia Napoli. Se uno non ha la (s)ventura
di abitare a Secondigliano o a Piscinola è abbastanza agevole
scendere dalle colline ed addentrarsi per decumani, fondaci e calate.
Venendo dal Corso Vittorio Emanuele, all’altezza di quell’antico
convento che è diventato un albergo con tanto di portiere gallonato,
scendo per le scale di San Pasquale che mi calano veloci nei meandri
dei Quartieri spagnoli e attraversando i quali si è subito nel
centro della città. E la discesa per stradine e scalinatelle
è sempre godibile e istruttiva, per la multietnica varietà
degli abitanti (cingalesi, cinesi, marocchini e senegalesi hanno formato
ormai un corpo unico con quella specialissima specie di napoletani autoctoni
che da secoli vi dimorano).
Seguo con attenzione ogni mutamento e trasformazione
di quel complicato agglomerato umano. Per esempio il grande murale con
Maradona pantocrator che copriva tutta la facciata di un palazzo tra
vico Giardinetto e vico Tre re a Toledo si è sbiadito, consumato
dal tempo o forse per misterico omaggio alle fortune odierne della squadra
che un tempo fu del ciuccio, ma per sfregio ancor più blasfemo
sulla faccia del Pibe, all’altezza dell’occhio sinistro,
è comparsa una nuova finestra. Il magnifico alluminio dell’infisso
ha quasi cancellato mezzo volto del mitico Diego Armando, aprendo forse
all’osservatore attento un monitoraggio permanente delle circonvoluzioni
e delle sinapsi più profonde di quel complicato encefalo!
Ma la meraviglia delle meraviglie è la grandiosa
Villa imperiale, o Casa rosada che dir si voglia, sorta ai piedi della
discesa San Pasquale, mollemente adagiata sul pendio alle ultime propaggini
della collina di San Martino. Impossibile non notarla! In primis per
la coraggiosissima scelta cromatica che i suoi proprietari hanno effettuato:
un pink (rosa) che non saprei dire se pop o punk. E, vista la notevole
estensione della casa e dei suoi terrazzi, la cosa non può passare
inosservata. Un vero pugno nell’occhio, anzi in tutti e due. E
non è tutto, anzi lo scandalo cromatico è il meno. Il
vero trionfo architettonico sono le decine di lumi a palla (quelli che
si mettono nelle stazioni e nelle ville comunali non mendinee). Lumi
come alberi a tre braccia, lampioni sormontati da grandi sfere opaline
bianco latte.
Sicuramente il signore e la signora che hanno messo mano alla ristrutturazione
delle logge hanno avuto molta fantasia e oserei dire anche parecchio
coraggio! Ah! dimenticavo... La sicurezza è una preoccupazione
ben presente nel signore e nella signora pinky (rosé)
infatti in un angolo dello spazioso terrazzo, rosa appunto, sorgono
due casette alte circa un metro e mezzo con cancellata di ferro che
contengono due giganteschi molossidi, ringhianti e sbavanti. Ma la coppia
non deve sentirsi ancora sicura, se in un baso vicino al portone stazionano
una decina di giovinastri simili ai bravi nei quali incappò il
povero don Abbondio mentre recitava le orazioni del crepuscolo.
Il museo a cielo aperto di cui vagheggiava un tempo
il sindaco Bassolino si è arricchito di una nuova opera d’avanguardia
super-post-trans-moderna. Ha mis’ ’a coppa ai vari Kapoor
(quello indiano dal megafiocco rosso), Mendini (il responsabile delle
pazzielle demenziali della villa comunale), donna Vanessa (quella delle
capuzzelle ’e muorto che il buon Cicelyn – neh! fosse n’ato
venuto dal Veneto come lo storico don Antonio Gava? – ci ha propinato
nel santissimo Natale del 2002 nella piazza che fu d’armi ed ora
è del Plebiscito). Ancora una volta la creatività popolare
(come avrebbe detto il presidente Mao) ha sconfitto i piani imperialistici
del grande capitale. Sentite a me! La “Villa con le palle”
merita di entrare a tutto regime ed a pieno merito nei percorsi turistici
che la città sempre più terziaria e cosmopolita propone
a famigliole e comitive in gita di piacere.
Vi saluta come sempre il vostro affezionato Scemulillo