6
ottobre 2003
a cura di Scemulillo
Anche
venerdì 19 settembre
il vecchio don Gennaro, santo eponimo della
città sebezia, ha adempiuto pazientemente
al suo mestiere. Verso le nove e qualcosa
del mattino, salutato da tracchi e botti ed
elevato al cielo dalle pingui sed beate mani
del cardinale Giordano (sì… quello
bancario) il miracoloso sangue ha ripetuto,
oserei dire ormai quasi burocraticamente,
il suo dovere, sciogliendosi nella preziosa
teca. Non ero presente e quindi non posso
confermare se anche questa volta Bassolino
ha baciato commosso l’ematica ampolla.
Eppure la città è stata matrigna
con Gennaro! Una volta ad ogni angolo di via,
ad ogni incrocio di vicolo, in ogni piazzetta
“faccia ngialluta”, vestito di
tutto punto con la mitria e il pastorale,
spesso circondato dalle animelle penitenti
del purgatorio, svolgeva il suo lavoro di
difensore civico, ultimo penato di una città
pagana. |

Padre Pio in un angolo di Napoli
|
Non
c’era trumò in camera da letto
dove non svolgesse la funzione di presidio
e patrocinio, circondato dalle fotografie
dei cari estinti con due moccoli avanti per
rinforzo. Confidente divino gli si chiedeva
di tutto, non esclusi dei buoni numeri da
giocare al lotto.
Poi ci fu una svolta, diciamo così
“laica” e la città, sempre
bisognosa di protezioni metafisiche (benigne)
adottò a suo protettore il principe
De Curtis, al secolo Totò. Milioni
di foto della mitica faccia triste e sbilenca,
invasero trattorie, barbieri, botteghe artigiane
e case. Ma una ben più travolgente
rivoluzione era alle porte ed una nuova icona
invase devastante il campo: il Pibe de Oro,
al secolo Diego Armando Maradona. E tutto
fu azzurro. La cosa fu gloriosa, smodata,
addirittura facciate intere di palazzi, segnalazioni
topografiche, tutto fu segnato dai riccioli
impertinenti del magico mancino. E qui, al
ricordo di quelle antiche glorie e navigando
nei mari attuali (procellosi, anzi procellosissimi)
il nostro cuore di antichi amanti del Ciuccio
non può che sanguinare. Solo qualche
oramai sbiadito ritratto del Pibe ci ricorda
dalle mura e dagli archi l’antica gloria.
Ma questa è storia passata. Adesso
il campo è stato conquistato manu
militari dal Santo Monacone di Puglia.
Lo stigmatizzato Padre Pio. Ed è un’invasione
vera e propria. Qualche settimana fa, prendendo
un caffè in un bar di Cancello Scalo,
— e che ci facevi là? direte
voi: lavoro, cari amici, lavoro, — comunque
quale fu il mio stupore nello scorgere fra
le bottiglie di doppio kummel e di anisetta,
tra gli astigancia e i doppiostock, una cozza
aperta di terracotta con sabbiolina azzurra,
pesci di plastica e conchiglie. E tutto ciò
avrebbe dovuto evocare del pelago gli abissi
al buon e ingenuo villico avventore. In mezzo
alle valve spalancate (dove una volta avrebbe
dovuto sorgere Afrodite), pezzo forte di quel
fantastico fondale, la figura orante del santo
monacone. Anche sul fondo del mare! Lui, che
nacque in mezzo alle sannitiche colline!
Incuriosito dalla scoperta, mi sono presto
accorto che milioni di Padre Pio hanno invaso
Napoli, cacciando imperiosi tutta la precedente
chiorma dei santi, e penso a Pasquale Bailonne
col porcellino, Antonio da Padova col bambiniello,
Luigi col giglio, Lucie con gli occhi nel
vassoio, Madonne schiavone, incoronate, col
rosario, ecc. ecc. Sono sorte cappelle solo
a lui dedicate (rigorosamente abusive e quindi
citanti dottamente allumini, rammere, fiori
di plastica e quant’altro), ma in genere
è stato di prepotenza inserito in edicole
antiche che furono case d’altri. Un
Paguro Bernardo della devozione.
Il fenomeno del culto popolare si presenta
quindi anche fortemente commerciale, secondo
la lezione di chi ha frequentato il Santo.
Nel silenzio della Chiesa e del Comune, che
dovrebbero combattere per proprie competenze
il doppio abuso: quello religioso e quello
edilizio. Per tacer del danno estetico allo
sguardo. Per fortuna in trattorie amiche,
che bisognerebbe pur decidersi a organizzare
in oasi protette, servono ancora il ragù
e le sacicce, sotto lo sguardo ammiccante
del Principe o del piede magico del Pibe.
Altrimenti la digestione potrebbe farsi troppo
faticosa!
Vi saluta il vostro affezionato Scemulillo |